La voce del padrone

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Si approssima l’incontro dei capi di stato e di governo della cosiddetta unione europea. Che a detta di Macron dovrebbe mostrarsi finalmente solidale! Come neppure nella tragica circostanza presente è ancora dato vedere nonostante siano passate settimane dall’iniziativa del professor Conte cui aderirono anche la Francia e la Spagna. Allora l’eurogruppo si prese dieci giorni (lavorativi?) per pensare e riflettere sul fatto che pareva fosse in atto una pandemia in Europa, con ottime possibilità di mettere in ginocchio l’economia del continente, non solo di quella italiana.

Nell’attesa, dum Bruxelles consulitur, il presidente del consiglio tuonò con inopinato vigore attorno a future svolte della storia a seconda delle decisioni adottate o rifiutate dal sottosinedrio europeo. Trascorso inutilmente altro tempo – tanto la pandemia poteva tranquillamente riposare, senza far danni, in sala d’attesa  – sopraggiunsero, a sopire ansie diffuse, ripetute manifestazioni di scuse da parte della signora von der Leyen (che poi, non più tardi di oggi, ritiene di poter affermare, secondo notizie stampa, e senza arrossire, che l’Italia sarebbe il cuore pulsante d’Europa).

Sta di fatto che anche il secondo round dell’eurogruppo si è concluso con un sostanziale nulla di fatto in ordine al dilemma Mes o Eurobond. Si vedrà cosa il sinedrio di Bruxelles deciderà a fine mese.

Tutti lo sanno, ma si faccia finta di no.

Già perché, in teoria almeno, si tratterebbe di una alternativa importante, ben al di là dei tecnicismi (le condizionalità e i dettagli del trattato ove, come è noto, il diavolo mette la coda), atti solo a confondere il senso politico della discussione. Si potrebbe configurare una svolta decisiva per le sorti della costruzione europea.

Al Mes vogliono che si ricorra quei paesi (Germania e satelliti) che pensano di operare in termini di soccorso, per di più inadeguato nella misura, a un singolo stato, quasi si trattasse di una crisi economico-finanziaria del solito «sudista» spendaccione, del tipo di quella, si ricorda in un recente passato, risolta asfaltando la piccola Grecia che pure aveva osato esprimersi con un referendum popolare. Carta straccia per Berlino e Bruxelles.

Guardano agli eurobond, invano pensati in un lontano passato (Delors) e poi riproposti (Tremonti) ben prima della pandemia, ma con pari negativo esito, quanti (stati, politici e osservatori vari) vi scorgerebbero un’idea di comunità, un concreto, coraggioso passo verso l’integrazione europea. Con un meccanismo che prevede che sia l’unione come tale a garantire e in ipotesi a indebitarsi. Ecco la qualità comunitaria della scelta che gli europeisti di casa nostra, solerti nel difendere ostinatamente una costruzione – destinata a fallire perché trascura la storia – fingono di non comprendere o magari si rifiutano di farlo. Ma suvvia, dicono, furbi e sbrigativi e pure un tantino superficiali, si prendano i soldi del Mes, pochi maledetti e subito, e magari si ringrazi il munifico padrone che risiede a Berlino.

Può sembrare strano, ma c’è ancora qualcuno che crede, o afferma di credere, alle favole. A Babbo Natale come agli Stati Uniti d’Europa!

Giovanni Corradini

Nella foto: Jacques Delors