Vivendo a Roma non sono tra gli italiani che hanno maggior diritto di lamentarsi della sanità pubblica, sono anzi e giustamente oggetto d’invidia da almeno mezza Italia e infatti questa non è una lamentela personale: è invece l’esternazione di un sospetto.
Debbo presentare senza urgenza, ma senza nemmeno far passare i mesi, il risultato di una tac coronarica al cardiochirurgo che a Vicenza (sic!) mi metta sotto i ferri, che in versione aggiornata sono, mi hanno detto, simili ad un set per cucire e una telecamera puntata sul mio cuore.
Sono già preparato all’idea di pagare qualche centinaio di euro per questa tac preliminare perché immagino che per farla a carico del Ssn ci sarebbe da aspettare una lunga fila che non potrei permettermi; ma mi sbaglio: qui niente fila semplicemente perché nessun ospedale pubblico (la capitale ne conta trenta!) né convenzionato col Ssn (ce ne sono trentuno) aveva a quel giorno segnalato la propria disponibilità ad eseguire quell’angiotac a regime di Ssn.
L’operatore telefonico del Cup Lazio mi suggerisce di riprovare anche ogni giorno, ma, nello stesso tempo, di rassegnarmi a chiamare anche il suo collega delle prestazioni a pagamento.
Lo faccio e apprendo che il San Camillo ha disponibilità a pagamento, ma con un mese di attesa: a pagamento c’è una fila di trenta giorni nell’unico ospedale che offre questa prestazione.
Fuori Roma, però, a un’ora di distanza in provincia di Frosinone, ci sono non una ma due strutture private e in una delle due c’è da aspettare solo dieci giorni e posso scegliere l’ora che preferisco; e dieci giorni non sono trenta.
Chiedo se il macchinario è recente e mi mandano via Whatsapp le sue caratteristiche tecniche; eccellenti le giudica il mio cardiologo, allora la mia remora contro i privati in sanità cade.
Vado lì, dove pago pure di meno che nell’intra moenia pubblico: 292 invece di 350 o 400 a seconda del nome del medico refertatore del San Camillo.
Come si spiega che il privato for profit costi meno dello stato, impiegando un macchinario ugualmente o più costoso?
Il sospetto che mi frulla in testa è un abbandono voluto da parte del Ssn, cioè del governo nazionale: la volontà politica d’indirizzare la gente verso i privati.
Se vedete altre possibili motivazioni per un tale arretramento della sanità pubblica, che è la fetta più grossa del welfare, fatemelo sapere.
Pippo Scròfina
Fondatore dell’AssoUtenti
Nella foto: il ministero della salute
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