Straniero a Venezia

102
CANNES, FRANCE - MAY 16: Director Francois Ozon attends the 'Jeune & Jolie' premiere during The 66th Annual Cannes Film Festival at the Palais des Festivals on May 16, 2013 in Cannes, France. (Photo by Ian Gavan/Getty Images)

Anelare ad essere davvero lì, in carne ed ossa, nel Palabiennale di Venezia, con un pullover sulle spalle, in compagnia di una luna gibbosa che illumina scorci di laguna che si tinge di verde blu.

Il due settembre è il turno di un film straniero che si ispira a un capolavoro della letteratura mondiale scritto da Albert Camus: «L’étranger» (Lo straniero) diretto da François Ozon.

Il regista francese si è cimentato in un’impresa già percorsa da Luchino Visconti nel secolo scorso con il nostro Mastroianni nei panni del protagonista.

Si tratta di una pellicola esistenzialista, volutamente girata in un affascinante bianco e nero, così come i ricordi dello stesso Ozon il cui nonno era un giudice, vissuto in Algeria.

La sinossi è ambientata ad Algeri nel trentotto e narra di Meursault, asettico protagonista dell’omonimo capolavoro, incapace di provare emozioni, né al funerale della madre appena morta, né nei confronti dell’ex collega Marie, che in seguito gli chiederà di sposarlo.

Lui vive nell’ombra dell’indifferenza verso la vita destinata comunque a finire. Tuttavia la versione di Ozon è riadattata ai tempi odierni, frutto della sensibilità contemporanea, che richiama i canoni estetici e la diversità di genere.

Due ore di lungometraggio immersive ed ipnotiche. Una visione che ricorda il vecchio cinema muto dove primeggiavano le immagini e le lunghe sequenze di sfondo.

Osservandole è respirabile la voglia di un cinema vero, lento e così finemente parigino. Inoltre riaffiora il legame storico che tanti francesi hanno con il nord Africa del Maghreb e i suoi profumi esotici.

Il tutto rappresenta la trasposizione dal pensiero filosofico di Camus riguardo all’omicidio di un arabo e al senso di ogni cosa: «Siamo in fondo tutti colpevoli e tutti condannati a morte».

Personalmente sono ancora lì, nella città sull’acqua, con il pensiero che rispolvera il ritorno ad un cinema di completa evasione.

Un cinema che si tocca con narici aperte e nostalgiche.

Un cinema d’altri tempi quando lo sguardo si tuffava nel grande schermo affogando i pensieri in uno spazio sterminato e smarrito.

Mara Valsania

Nella foto: François Ozon

© RIPRODUZIONE CONSIGLIATA