Carissimo re Giorgio, in queste ore tutti, ma proprio tutti, stanno scrivendo della tua scomparsa. Mentre verrà tirato fuori dal cassetto un coccodrillo preparato da mesi, sono invece freschi i post di politici, di vip, di colleghi stilisti e di gente comune, che stanno tappezzando i social con vari messaggi di cordoglio, molti dei quali con la tua aquila con il corpo diviso in strisce orizzontali che contiene le tue celebri iniziali: GA.
Sei stato idolatrato per il tuo indiscusso talento che ha fatto il giro del mondo. Eri l’icona dell’eleganza e la tua griffe perpetrerà nel tempo: così indimenticabile ed intramontabile.
In questa fine estate, come sai, hanno salutato la loro vita terrena anche altri personaggi famosi e diversamente giovani, come Baudo, Fede ed ora anche tu.
Tu che recentemente hai compiuto un ultimo gesto d’amore con l’acquisto della Capannina versiliese. Forse una sorta di personale addio a tutti i tuoi estimatori.
Tu che hai iniziato la tua folgorante carriera nel mondo del tessile proprio nella mia città: Biella. Nel sessantacinque ti chiamò Nino Cerruti, presso il suo lanificio, per ridisegnare e innovare i capi dell’azienda, prima che fondassi la tua omonima casa di moda dieci anni dopo.
Tu che avevi la musa ispiratrice incarnata nella modella Antonia Dell’Atte, divenuta celebre negli anni ottanta. Quei famosi anni in cui entrare nel punto vendita Emporio Armani era super trendy.
Ricordo ancora quanto mi sentivo figa con la felpa blu con scollo a «v» acquistata nel tuo negozio nella piazzetta di Porto Cervo nell’estate del novantasette. Un cimelio che conservo ancora, anche se potrei ormai indossarla solo come cache-col.
Non a caso sei stato soprannominato con l’appellativo di un monarca: per evidenziare il tuo dominio indubbio nel settore fashion che hai rivoluzionato, a partire dalla creazione dalla giacca destrutturata, più fluida e morbida. Proprio quella indossata dal sex symbol Richard Gere in «American Gigolò».
E poi il tuo personale look minimalista e rappresentativo del tuo stile. Al termine di una sfilata comparivi come un cameo spesso in total black con t-shirt attillata e sneaker bianche, nonostante fossi tu l’artefice di tutto quanto.
Eri stilosissimo e piacevi anche per il tuo bel volto, con gli occhi cerulei così pungenti e severi e il naso diritto che puntava verso l’alto.
Ricordo il video, proiettato al terzo piano della tua mostra all’Armani silos, che ho recentemente visitato, in cui i membri del tuo staff raccontavano quanto eri esigente e perfezionista.
Temevano il tuo sguardo che diceva tutto, ma altrettanto si prodigavano, dalle sarte alle modelliste, affinché ogni tua creazione fosse una vera opera d’arte. E così fu ed é sempre stato e mi verrebbe da scrivere che sarà ancora.
Avevi compiuto novantun anni l’undici luglio, nato sotto il lunatico e sensibile segno del cancro, e oggi te ne sei andato.
Grazie per il tuo estro e per aver contrassegnato un’epoca.
Tu che sei stato l’eleganza per antonomasia.
Per sempre.
Mara Valsania
Nella foto: Antonia Dell’Atte e Giorgio Armani
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