Ambientalisti per il mare

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Una grande nave pronta a solcare i nostri mari. Si chiede a Roma un controllo sulle emissioni

Le persone non si preoccupano delle emissioni in mare aperto: così riferisce il Guardian a proposito dei problemi discussi a Roma nel corso della conferenza internazionale dedicata al Mar Mediterraneo. Nella sede del consiglio di Europa, organismo autonomo e con maggiori adesioni rispetto alla Unione europea, per iniziativa francese è stata prospettata la istituzione nel Mare nostrum di un’area di controllo delle emissioni (Eca). Oggetto di monitoraggio sarebbero le fuoriuscite di zolfo, ossidi di azono, particolato e black carbon.

Adesso si è formata un’alleanza di associazioni ambientaliste, rappresentate per l’Italia dalla onlus Cittadini per l’aria, cui partecipano organizzazioni non governative dell’area e in particolare Spagna, Francia, Italia, Malta e Grecia, cui si aggiungono l’associazione europea Transport & Environnement e quella tedesca Nabu.

Si è adottata la dichiarazione di Roma che rilancia la designazione del Mar Mediterraneo come area Eca: «è un passo atteso da tempo», dichiara a nome di Cittadini per l’aria la presidente Anna Gerometta, «per ridurre in modo significativo l’inquinamento atmosferico prodotto nella regione dalle navi». Non si può accettare, aggiunge, «che le persone e l’ambiente dell’Europa meridionale debbano ancora soffrire a causa delle emissioni dei gas di scarico del settore marittimo, mentre il Mar Baltico, il Mare del Nord e la Manica hanno standard molto più stringenti da anni».

Le organizzazioni che hanno sottoscritto la dichiarazione di Roma ritengono che l’istituzione di un’area Eca mediterranea ripristinerebbe parità di condizioni nel mercato unico europeo sottoponendo armatori e porti del sud agli stessi requisditi normativi vigenti nei mari del nord. Costituirebbe poi uno stimolo per l’adozione di tecnologie a basse emissioni e il trasferimento del know how necessario all’interno dell’Unione europea, con positivi riflessi sul piano tecnologico e su quello occupazionale favorendo la creazione di posti di lavoro nel settore marittimo. Ne deriverebbe, in definitiva, un significativo e auspicabile miglioramento in termini di competitività economica. (c.b.)

N°200 giovedì 30 marzo 2017