Il nuovo governo in piena attività

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Il giuramento del presidente del consiglio dei ministri Mario Monti: mercoledì 16 novembre 2011

Con 169 voti favorevoli, gli stessi del governo Renzi al suo esordio a palazzo Madama, Gentiloni ottiene la fiducia del senato dopo avere avuto quella della camera dei deputati che il giorno prima gli aveva concesso  368 voti.

Dal 4 dicembre al 14 sono trascorsi esattamente dieci giorni, nell’arco dei quali si è consumata una intera vicenda politica: ampia prevalenza del no al referendum, dimissioni del governo Renzi, consultazioni del presidente della repubblica, conferimento dell’incarico, scioglimento della riserva, presentazione della lista dei ministri e giuramento, cambio della guardia a palazzo Chigi con il passaggio di mano della famosa campanella, fiducia delle camere.

I fatti smentiscono con impressionante evidenza le ipotesi paventate per il caso della soccombenza del sì al referendum: nessuna ripercussione nei mercati, che si erano gradualmente posizionati rispetto ai due possibili esiti del voto; regolare costituzione del nuovo esecutivo senza che il bicameralismo ne intralciasse in alcun modo il cammino; puntuale presentazione del premier, nel pieno esercizio delle funzioni, al vertice odierno dei capi di governo socialisti europei a Bruxelles prima del prossimo consiglio europeo.

Una velocità simile non si ricordava dal 2011 con la variante della previa nomina a senatore a vita del futuro capo del governo tecnico. Allora bastarono sei giorni: sabato 12 novembre 2011, dimissioni del governo Berlusconi con le successive consultazioni e gli altri adempimenti; mercoledì 16, giuramento del governo Monti; giovedì 17, fiducia del senato; venerdì 18, fiducia della camera.

Come si vede, non vi è questione di norme, ma di volontà politica. Lo stesso discorso potrebbe svilupparsi per l’attività legislativa, che pure potrà essere convenientemente migliorata. (lsb)

 

N°98  giovedì 15 dicembre 2016