Il ritardo uccide

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ROBERTO SPERANZA MINISTRO DELLA SALUTE

Il «Report vaccini anti covid-19» (presidenza del consiglio, commissario straordinario covid-19 e ministero della salute) presenta una descrizione abbastanza dettagliata e molto istruttiva delle strambe anomalie nella distribuzione dei vaccini in Italia dall’inizio della campagna, il 27 dicembre 2020.

Al 3 maggio 2021 erano stati somministrati venti milioni e 755.863 di dosi di vaccino anti covid-19. Di queste, solo nove milioni e 447.203, pari al 45,5 per cento del totale, sono stati somministrati alle persone appartenenti alle classi di età 70-90+ anni a più alto rischio di forme gravi e letali (l’età media dei deceduti è circa 81 anni e l’86 per cento dei deceduti per covid-19 appartiene a queste classi di età), mentre undici milioni e 308.660 di dosi, pari al 54,5 per cento, sono stati somministrati a persone appartenenti alle classi di età dai 16 ai 69 anni, molto meno a rischio: solo il 14 per cento dei deceduti appartiene a queste classi di età.

Ciò è potuto accadere grazie al loro inserimento in corsie preferenziali variamente configurate dilatando enormemente l’interpretazione del concetto di categoria «fragile» o «più esposta».

In definitiva si può affermare che alcuni milioni di dosi sono stati sottratti alle persone a più alto rischio di forme gravi o letali (70-90+ anni) per destinarli a molte persone le cui caratteristiche non sempre corrispondono ai requisiti richiesti e che per la loro età vanno incontro a forme per lo più asintomatiche e comunque molto raramente letali.

Riportiamo di seguito il dettaglio dell’apposita tabella. Fascia 60-69 anni: 1.252.876; soggetti fragili e caregiver: 3.345.854; operatori sanitari e sociosanitari, 3.253.765; personale non sanitario impiegato in strutture e attività lavorative a rischio: 895.328; ospiti strutture residenziali: 655.937; personale scolastico: 1.172.160; comparto difesa e sicurezza: 328.121; altro: 404.619. Totale: 11.308.660.

La mancata o ritardata vaccinazione di alcuni milioni di persone ad altissimo rischio  non può non comportare una quota aggiuntiva di decessi che si sarebbero potuti evitare.

Ancora oggi troppo elevato è il numero di persone dai 70 anni in su che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino.

L’obiettivo raggiunto dei 500.000 vaccinati al giorno è un progresso che consentirà di completare la immunizzazione del maggior numero possibile di persone nell’ottica della cosiddetta «immunità di gregge». Ma prima di tutto deve essere mirato ad abbattere nel tempo più breve possibile l’elevato numero di decessi che, ancora oggi, costituisce la più importante e grave manifestazione della malattia: non è il numero delle vaccinazioni quanto la prevenzione dei decessi e la loro massima riduzione la vera posta in gioco di questa campagna vaccinale.

Mettere al riparo dal rischio di contagio il gruppo di persone che rappresentano la stragrande maggioranza dei deceduti e abbattere di quasi il 90 per cento la mortalità da covid-19 sarebbe un punto di partenza più che solido per la piena ripresa delle attività lavorative e dell’economia nel nostro paese.

In considerazione del concentrarsi dei decessi soprattutto in poche classi di età, il calcolo dinamico dell’andamento del numero dei morti in rapporto alle scelte di somministrazione del vaccino nel tempo è in grado peraltro di fornirci precisi programmi di vaccinazione e  di valutare i veri risultati della campagna vaccinale e la sua qualità.

Purtroppo, nonostante o, meglio, a dispetto dell’alto numero di vaccinati, la immunizzazione di queste classi di età sta procedendo ancora con estrema lentezza: su un milione e 15.959 di dosi di vaccino somministrati negli scorsi giorni del 4 e 5 maggio, solo 324.273 sono stati destinati a persone dai 70 anni in su, mentre 691.686 dosi sono andate ad aumentare ulteriormente quelle somministrate alla variegata tipologia di categorie elencate nella tabella.

Sembra invece chiaro che per ottenere il migliore risultato occorre procedere con assoluta priorità alla vaccinazione delle classi di età dai 70 anni in su alle quali appartengono quasi tutti i deceduti che dal dicembre 2020 compaiono ogni giorno sui  bollettini del governo.

Girolamo Digilio

Già primario e docente di clinica pediatrica all’università La Sapienza

Nella foto: il ministro Roberto Speranza a palazzo Madama