Un pericolo potenziale

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Con la dichiarazione di pandemia da Sars-Cov-2 o nuovo coronavirus l’Oms ha voluto mettere in guardia sulla estrema pericolosità dell’infezione da questo virus e sollecitare con forza governi e popolazioni a fronteggiare una realtà drammatica, della quale si è stentato a  prendere atto, e ad assumere radicali misure finalizzate alla riduzione del contagio e al contenimento alla sua ulteriore  diffusione. Si tratta di una infezione appena agli inizi della sua espansione; tuttavia, in considerazione della provata alta contagiosità del virus, una sua pandemica espansione non è soltanto prevedibile, ma altamente probabile.

Il tasso di letalità dell’infezione, almeno venti volte più elevato di quello dell’influenza stagionale, la rende particolarmente temibile. D’altra parte, nonostante la loro drammatica consistenza, i numeri delle persone colpite dal virus (24.747) e dei deceduti (1809) (Bollettino protezione civile del 15 marzo 2020, ore 18), con un tasso di letalità pari al sette per cento, di gran lunga superiore a quello dell’influenza stagionale (0,1 per cento) (Bollettino Oms), potrebbero apparire, se paragonati ai dati storici delle passate pandemie, addirittura irrisori. Basti pensare che nella stagione 2019-2020 l’influenza ha colpito in Italia, nonostante la disponibilità di un vaccino specifico, circa otto milioni di persone provocando ottomila morti. Per non parlare delle storiche pandemie, veri e propri «flagelli di Dio» di manzoniana memoria.

La  pandemia è ancora allo stato «potenziale», ma se non soffocata sul nascere potrebbe diventare una autentica catastrofe planetaria. Se si ipotizza una espansione epidemica dell’infezione da Sars-CoV-2 pari soltanto a quella della comune influenza nella stagione 2018-2019 i morti potrebbero essere almeno 160.000-240.000; inoltre almeno il 10 per cento dei pazienti, pari a ottocentomila persone, dovrebbe essere ricoverato in reparti di terapia intensiva. È opportuno precisare che non si tratta solo di anziani, ma anche di un numero – ancora imprecisato o comunque non troppo noto – di persone con età inferiore ai quaranta anni. Se si considera però che la letalità da Sars-CoV-2 è stata in Italia, ad oggi, intorno al sette per cento (dovuta in parte alla insufficienza di posti letto ospedalieri e di terapia intensiva) il numero dei deceduti potrebbe anche raddoppiarsi.

L’unico possibile obiettivo da perseguire con la più grande determinazione appare quello di puntare a una consistente riduzione del numero dei colpiti, e quindi dei decessi, attraverso drastiche misure tese a limitare le occasioni di contagio. Giova ripetere che converrà pagare un costo economico esorbitante, oltre agli inevitabili sacrifici sul piano sociale, perché con un tale risultato si sarà già ottenuto un grosso successo.

Girolamo Digilio

Nella foto:la chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano