Prima televisiva per Gentiloni

1412
Fabio Fazio intrattiene il presidente del consiglio su argomenti di varia attualità

Felicemente tornato in buona salute senza nemmeno bisogno di un periodo di convalescenza, Paolo Gentiloni Silveri si è concesso agli studi televisivi che ha calcato per la prima volta in veste di premier a poco più di un mese dall’insediamento del suo governo. Ha scelto il salotto di Fabio Fazio sulla terza rete televisiva e ha spaziato su argomenti di varia attualità.

         Tra le priorità del governo ha subito indicato l’emergenza nel Centro Italia, sostenendo la necessità di conferire poteri straordinari alla protezione civile e al commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Ha spiegato che la paura di quelle popolazioni è che l’emergenza diventi cronica, mentre bisogna dare un segnale forte e chiaro ai cittadini tra i quali si è diffusa la disperazione. Abbiamo un doppio nemico: la lentezza e la corruzione; ma occorre evitare la ricerca di un giustiziere e di un capro espiatorio. Può affermarsi con orgoglio che noi abbiamo un sistema di protezione civile che ben può classificarsi tra i migliori del mondo.

         La situazione economica e i rapporti con l’Unione europea hanno formato oggetto di specifiche considerazioni. Il premier ha sostenuto che la rigidità sugli zerovirgola non ha senso e che si deve trovare una soluzione che non deprima la crescita ma aiuti a crescere. Le risorse devono comunque essere ricercate senza penalizzare le fasce più deboli della popolazione: in questo senso sarebbe scandaloso intaccare le pensioni di poche centinaia di euro.

         L’insediamento della nuova amministrazione americana non poteva sfuggire a una precisa disamina e Gentiloni non si è sottratto al tema. «Abbiamo lavorato con Kennedy e con Nixon, con Bush e con Obama», ha affermato, «lavoreremo anche con Trump, ma abbiamo dei valori nei quali noi, come governo italiano ed Europa, ci riconosciamo e ai quali non rinunceremo». Ed ha aggiunto: «Per noi il protezionismo non è una soluzione, per noi l’immigrato e il diverso devono certamente accettare regole ma devono essere accolti, non semplicemente respinti. Per noi la società aperta è un valore: è paradossale che a Davos ne parlasse il presidente cinese dato che la Cina non è un modello da questo punto di vista. Noi europei, Trump o non Trump, abbiamo questi valori e li dobbiamo difendere».

         Tre sono gli obiettivi su cui lavorare: interventi per chi è danneggiato dalla globalizzazione, tra i quali rientra il reddito di inclusione; misure per la ripresa spaziando dalla giustizia alla concorrenza; il lavoro, dedicando l’attenzione soprattutto ai giovani e al meridione. Il premier ha notato: «Lo stato sociale è una caratteristica del futuro, non un relitto del passato. Noi abbiamo bisogno di efficienza e capacità delle strutture pubbliche, ma questo stato sociale ha a che fare con un modo di lavorare e di vivere diverso da quando ero ragazzo; abbiamo a che fare con una realtà più mobile». La conclusione: «L’Italia non parte troppo indietro. Non abbiamo, in generale, una cattiva scuola.

 

N°134 lunedì 23 gennaio 2017