L’anno della discordia

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Il presidente della cassazione svolge il suo intervento al palazzo di giustizia

Si è inaugurato ieri l’anno giudiziario nella sede della corte suprema di cassazione. Il primo presidente Giovanni Canzio ha svolto la sua relazione nel corso di una cerimonia caratterizzata dalla presenza al gran completo del consiglio superiore della magistratura, capo dello stato compreso, nonché di Paolo Gentiloni che a differenza del suo predecessore Matteo Renzi si è puntualmente presentato.

C’erano tutti: il procuratore generale Pasquale Ciccolo, il presidente della associazione nazionale magistrati (e della seconda sezione penale della corte) Pier Camillo Davigo e, naturalmente, il guardasigilli Andrea Orlando.Tutti e tutti contro tutti. A cominciare dal presidente Canzio, che non ha toccato il tema delle pensioni pur appartenendo al gruppo dei diciotto alti magistrati mantenuti in servizio da una proroga imposta da Renzi e definita da Davigo «un vulnus alla democrazia». Eccezione ragguardevole nell’ampio e variegato panorama giudiziario italiano, se si pensa che, a parte i magistrati togati (scesi subito in agitazione ma tranquillamente ignorati dall’esecutivo e, a seguire, dal parlamento), sono stati brutalmente esautorati i giudici onorari giunti alla soglia del sessantottesimo anno di età senza neanche attendere il doveroso e comunque tardivo decreto ministeriale.

Il presidente Canzio ha sferrato un duro attacco contro pubblici ministeri e organi mediatici, usando toni non troppo distanti da quelli che in altri contesti hanno caratterizzato lo stile del neopresidente Usa Donald Trump. La denuncia di Canzio è diretta e precisa: punta il dito contro l’eccessivo interesse al dialogo con la stampa, con la conseguenza che il corto circuito tra il rito mediatico e il processo penale è destinato ad accentuarsi.

Nella stessa direzione, a riprova della indipendenza della funzione, va lo stesso procuratore generale Ciccolo, che sottolinea la gravità del comportamento dei suoi colleghi della pubblica accusa, perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza, per non dire di altri aspetti quali le fughe di notizie, la mancanza di riserbo, le esternazioni politiche sui processi in corso.

Il ministro Orlando ha tenuto a notare che sono state affrontate bene tre emergenze come il carcere, l’arretrato e i tempi lunghi dei processi. Proprio quelli per i quali lo stesso Canzio, con linguaggio paludato, aveva parlato di discrasia spazio-temporale dovuta al fatto che i processi italiani sono i più lenti d’Europa.

 

N°138 venerdì 27 gennaio 2017