Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

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Marinai russi schierati davanti alla portaerei Admiral Kuznetsov

Valery Geramisov, il portavoce dell’esercito russo, ha reso la comunicazione ufficiale del nuovo disimpegno militare dalla zona del conflitto in Siria. Non sarà completo e avverrà in modo graduale e del resto non è la prima volta che questo accade. Nel marzo scorso Vladimir Putin aveva dichiarato a sorpresa che, essendo stati largamente raggiunti gli obiettivi, le forze armate russe avrebbero lasciato la In pratica furono fatti rientrare pochi caccia e le operazioni militari sono aumentate durante l’estate e l’autunno. colpendo con bombardamenti martellanti e molto duri i ribelli asserragliati nei quartieri orientali di Aleppo.

Il Cremlino cerca di accreditarsi come il mediatore più influente della pace futura e adesso si avvale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto con la Turchia, la quale sta subendo un’ondata di azioni terroristiche non casuali viste le azioni militari sul campo.

La portaerei Admiral Kuznetsov ha lanciato in due mesi quattrocentoventi sortite, di cui oltre un centinaio nelle ore notturne, distruggendo nel territorio siriano, a quanto riferisconole fonti russe, 1.252 obiettivi. Maggiori attacchi sono stati sferrati dall’artiglieria e dall’aviazione partendo dalla base di Hmeimim sul versante nordorientale.

L’intervento militare russo era stato deciso il 30 settembre 2015, quando l’esercito siriano stava subendo pesanti sconfitte che alla fine avrebbero potuto provocare la caduta del regime di Bashar al-Assad, fortemente sostenuto da Putin. La situazione fu allora rovesciata nel giro di pochi mesi e tutto sommato il prezzo pagato dai russi è stato molto contenuto: dall’inizio della missione al 31 gennaio 2016 la perdita di ventitre soldati e l’abbattimento di un numero limitato di caccia.

La guerra civile siriana non è solo un fatto interno, ma coinvolge una serie di stati mediorientali e soprattutto, su un orizzonte più vasto, gli Stati Uniti e la Russia. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, si sta giocando in quell’area una partita a scacchi in cui le due superpotenze perseguono ognuna a proprio modo i rispettivi interessi. La mossa di Putin si inserisce in un disegno strategico che punta a una revisione delle scelte dei paesi europei e degli stessi americani in ordine alla crisi dell’Ucraina che ha dato luogo alle sanzioni e alle ripercussioni economiche in molti vorrebbero superare. Il prossimo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe segnare la svolta nelle relazioni internazionali e aprire uno scenario dagli inediti sviluppi anche nel breve periodo.

 

N°118 sabato 7 gennaio 2017